Il Paesaggio delle Ville Lucchesi
Le ville, ovvero i palazzi in villa, sono le dimore storiche di campagna che i mercanti lucchesi hanno costruito dal XV fino al XIX secolo, investendo il frutto dei loro commerci e delle attività bancarie nel centro Europa. In numero elevato (più di trecento, tra maggiori e minori), sono distribuite su tutto l'arco collinare che definisce e conclude l'ambito geografico della Piana di Lucca.
L'insediamento della villa per la sua diffusione e per l'alta qualità degli ingredienti architettonici che la compongono quali portici, saloni, affreschi, statue, vasche, peschiere, ninfei, laghetti e con l'articolarsi mistilineo, continuamente variato di muri di recinzione, di oratori, di fontane, di marginette, cancelli, sistemazioni arboree a parco ed agrarie, realizza episodi di grande valore estetico costituendo, nei secoli, un vero e proprio sistema paesistico di grande raffinatezza e significato.
Il palazzo in villa è la residenza estiva alternativa a quella invernale di città. In campagna, la vita all'aria aperta della buona stagione, il piacevole otium, si integrava con la conduzione agraria, il negutium. Dalla fine dell'autunno, la vita quotidiana si spostava nell'urbano, con impugni diversi: di affari del governo della città, ma anche del tempo libero dei concerti del teatro del casino. Il rapporto tra città e campagna "si verificava come diretta emanazione e conseguenza delle necessità vitali e dell'assetto economico e sociale della ritti e del territorio" (Pier Carlo Santini). Un modo di vivere che perdura nelle classi più agiate di Lucca.
I lucchesi si sono costruiti il loro paesaggio come se non avessero altra preoccupazione che la bellezza. La sua matrice strutturale e formale è data dalla presenza delle ville, includendo con questa accezione tutto l'insieme della villa stessa: l'intera proprietà immobiliare costituita dall'edificio principale, dal parco, dalla fattoria, dalle case coloniche, dalle sistemazioni agrarie, dai boschi e dai corsi d'acqua.. "La villa è armonica distinzione di vigneti e oliveti campi coltivati e zone a selvatico, case di contadini e dimora del Signore" Osa Belli Barsali); è opera di una borghesia urbana che investiva il frutto dei propri guadagni in terre. Un insieme costruito come una opera d'arte, da un popolo raffinato.
Ma questo paesaggio, oggi così apprezzato, non è solo il risultato di una operazione di investimento fondiario.
Nell'organizzazione strutturale di questo territorio tutto era tenuto presente: la giacitura dei terreni, la regimazione delle acque, l'ordine delle colture, la collocazione degli edifici, la disposizione degli alberi; con grande semplicità, modestia, funzionalità, ordine, compostezza, rigore. Una matrice comune per la sua definizione e organizzazione è data dalla sistemazione a terrazze o a poggi dei terreni. Con questa tecnica si trasformarono i terreni acclivi della collina in parti piane, evitando l'erosione dei suoli e imbrigliando le acque che, regimate, si convogliarono dove l'uomo voleva. E il grande disegno della collina toscana; è "l'adorno anfiteatro di poggi" di Borchardt; una serie di segni, tra loro paralleli, curvilinei, che modellano variamente, ma con continuità, il contesto territoriale della villa, ne costituiscono il fondale. E' il risultato della lotta, o del dialogo, dell'uomo con la natura per costringerla, o per convincerla ad un uso produttivo, nel rispetto della sua struttura. È il frutto di un lavoro secolare di cui esistono, a Lucca, documenti certi dalla fine del XIII secolo. Questa tipicità del paesaggio lucchese non sfugge a Montaigne che nel Journal de Voyage, intorno al 1580 scriveva: "On ne peut trop loeur la beauté et l'utilité de la méthode qu'ils ont de cultiver les montagnes jusqu'à la cime, en y faisant, en forme d'escalier ...".
Nel rapporto tra insediamento collinare e colture, tra villa, giardino e paesaggio anche i materiali usati giocano un ruolo fondamentale: sono materiali cotti in loco, come i laterizi delle fornaci locali (oggi tutte in disuso o demolite), le calci preparate con il calcare ceroide di Santa Maria del Giudice, le sabbie ed i ciottoli del Serchio, le pietre. Sono proprio i materiali lapidei ad intervenire come elementi costitutivi conte pezzame da costruzione o come materiale da taglio; sono usati nei muri di recinzione, nelle architetture dei cancelli, nei lastricati, nelle cordonature, nelle fasce decorative, nelle cornici di portali e finestre, nelle case coloniche e negli oratori. Le cave di Matraia e di Guamo erano quelle a cui ci si rivolgeva; una a Nord, l'altra a Sud quasi a servire imparzialmente due parti significative dell'insediamento delle ville. Pur tuttavia le pietre erano usate anche insieme dialogando, con il laterizio, con la loro diversità di colore.
I siti ricchi di acque sorgive o serviti da un torrente, con facili possibili derivazioni, erano quelli più ricercati per la costruzione delle ville. L'acqua in villa, oltre ad assolvere mansioni puramente funzionali connesse con la vita domestica e con il lavoro agricolo, diventò occasione per la realizzazione di opere di abbellimento e di divertimento, di puro piacere. Le architetture dell'acqua insieme alle architetture del verde costituiscono il micropaesaggio interno alla chiusa della villa; raggiungono altissimi livelli di qualità e di tecnica idraulica riscontrabili nei numerosi ninfei, vasche e peschiere, con giochi segreti d'acqua, soluzioni architettoniche variate, arricchite da statue e decorazioni realizzate con mosaici rustici, sassolini di vari colori, conchiglie, con figure grottesche e mostruose. Nei ninfei sono importanti e studiati anche i giochi di luce che penetrano all'interno di queste architetture in cui i fasci luminosi formano arcobaleni con il pulviscolo d'acqua. Ma anche il gioco, il piacere si ricompongono correttamente, in una sorta di senso civico e di rispetto, che è tipico dell'animo lucchese, nei riguardi del prossimo: l'acqua non viene dispersa, non viene alterata, riesce a valle della chiusa a disposizione degli altri. Valga per tutti l'esempio di una villa di Vorno dove il tema dell'acqua, della cui abbondanza e qualità il paese era noto, diventa modo di organizzare una sistemazione architettonica all'ingresso principale della chiusa ai lati del quale da due fontane sgorgava acqua di sorgente in altrettante vaschette in pietra, per uso dei viandanti e dove una targa invitava: "salubres bibe lymphas viator".
Gilberto Bedin
